Archivi categoria: Uncategorized

ANALISI PROGRAMMA BRUGNARO: COSE FATTE E NON FATTE IN TRE ANNI D’AMMINISTRAZIONE

Abbiamo preso il programma con il quale Brugnaro si è candidato e analizzato in tutti i 100 punti le cose fatte e non fatte in tre anni da Sindaco. Questo è il risultato, come si vede nell’ultima pagina: 1% fatto, 10% iniziato, sul resto il buio. Abbiamo fatto l’analisi con “manica larga”, perché dobbiamo essere oggettivi.

 

Verso gli Stati Uniti d’Europa

Dal voto alle elezioni politiche emerge con forza da un lato la richiesta di godere soggettivamente della ripresa economica e dall’altro una potente domanda di protezione.
Relativamente al primo punto è innegabile che a fronte della drammatica crisi economica e istituzionale del 2011, i Governi che si sono succeduti hanno compiuto un’opera di risanamento e rilancio fondamentale, certamente criticabile in alcuni punti, ma che ha segnato la messa in sicurezza del Paese e l’inizio di una strutturale ripresa macroeconomica. Ma questa ripresa, essenziale per la tenuta del Paese, non ha ancora dato i sufficienti frutti concreti ai nostri cittadini. La povertà assoluta presente con percentuali inquietanti, la disoccupazione seppur in diminuzione ma ancora pesantemente presente, la perdita del potere di acquisto, la precarietà lavorativa e sociale amplificate dalla drammatica crisi economica iniziata nel 2006, hanno lasciato un segno profondo. Con il voto gli italiani hanno detto “vogliamo godere anche noi nella ripresa”. Lo hanno detto in modi diversi, per certi versi opposti, tra nord e sud. Al nord hanno chiesto meno tasse e meno burocrazia, al sud più spesa pubblica e più investimenti infrastrutturali statali. Lo hanno detto votando rispettivamente Lega al nord e 5Stelle al sud. Lega e 5Stelle che hanno trovato un elemento comune nella risposta sovranista e populista. Alla paura generata dalla globalizzazione la risposta è stata infatti simile: il ritorno alla chiusura nel proprio stato-nazione, in sintonia con i movimenti europei alla Lepen e alla Farange, che non a caso nel Parlamento europeo sono rispettivamente con la Lega e con i 5Stelle.
Tale chiusura non va demonizzata, ma va spiegato che è del tutto impotente nel rispondere alla domanda di protezione che è emersa con questo voto nazionale. Se la nave sta attraversando una tempesta la risposta non è nascondersi nella stiva nell’illusione che sia calda e rassicurante, ma è invece quella di salire nella plancia di comando per portarla fuori dal pericolo.
Così come la risposta non sta nello scendere ognuno con la propria piccola scialuppa di salvataggio, destinata inesorabilmente a schiantarsi sugli scogli. La globalizzazione ha infatti reso impotenti gli Stati nazionali di cui oggi rimane il simulacro di un Sovrano senza alcuna sovranità
La risposta è dunque nella creazione di una nuova sovranità europea, la risposta è quella di governare la globalizzazione, la risposta è quella di guardare all’orizzonte.
Non uno dei problemi dei nostri cittadini si può risolvere con i miseri strumenti del singolo stato nazionale. Non lo sono la gestione dell’immigrazione, del mutamento climatico, delle speculazioni finanziarie, dell’economia digitale, del welfare, del lavoro, del terrorismo. Non si risponde alla globalizzazione demonizzandola o fuggendola, si risponde governandola, capendo una volta per tutte che se i confini nazionali sono ininfluenti rispetto ai macro fenomeni citati, la risposta è la creazione degli Stati Unit d’Europa.
È da questo quadro che devono partire i Partiti politici riformisti, progressisti, liberali e democratici occidentali, prendendo definitivamente atto del fatto che la risposta alla paura non è la rabbiosa nostalgia di un passato che non può tornare ma, appunto, il rilancio del progetto europeo come unico in grado di restituire protezione e speranza.
In questo quadro va compiuta una seria riflessione su come trasformare tali partiti in modo da renderli capaci di rispondere adeguatamente alle nuove sfide. A tal proposito è ormai da tempo evidente che i progetti politici socialdemocratici del ‘900 sviluppatisi a misura dei singoli stati nazionali non sono più strutturalmente in grado di rispondere alle nuove potenti domande. Essi sono incapaci di reggere alla globalizzazione perché il Capitalismo, termine di riferimento, ha fatto del mondo globalizzato la propria patria, oltrepassando i confini nazionali e rendendo ininfluenti i singoli Stati.
In questa prospettiva e coerentemente ad essa devono muoversi i Partiti riformisti europei. Se il destino istituzionale sono gli Stati Uniti d’Europa, il destino politico è il Movimento Riformista Europeo su Base Federale (Democratici Europei?)
Solo una simile ambizione sarà capace di contrapporsi ai nuovi populismi, comprendendo che il populismo non è un’invenzione del terzo millennio ma è sempre presente nelle società. Esso riemerge ogni qualvolta vacilla la comprensione del mondo da parte dei democratici e dei riformisti, ogni volta che lascia spazio alla così detta “volontà generale” dalla quale, inevitabilmente, sbuca sempre un Generale che la interpreta, la cavalca, la strumentalizza e se ne serve.
Torna dunque prepotente la necessità di Europa, che vogliamo federale, in cui le differenze dei popoli e delle culture sono ricchezze da valorizzare.
In questa direzione va rilanciato il progetto, presente nel programma del Partito Democratico, di utilizzare i 73 posti al Parlamento Europeo liberati dal Gran Bretagna con la Brexit non per ridistribuirli su base nazionale, ma per creare una lista transnazionale votata dai i cittadini europei.
Alla crisi degli stati nazionali si risponde dunque con un nuova polarità: federalismo e autonomia locale da un lato, costruzione degli Stati Uniti d’Europa dall’altro
Sul concetto di autonomia il Partito Democratico deve fare autocritica e una profonda riflessione. Non si tratta di cedere a identitarismi “idioti” di chi parla solo il proprio “idioma”, ma di comprendere una volta per tutte che L’Unità delle nazioni e la tenuta del progetto europeo passano attraverso il principio del potere originario e non derivato che è alla base di ogni discorso federale. Si tratta di comprendere che la risposta sono le autonomie locali municipali, da non i confondere con il neo centralismo regionalista che non è altro che la moltiplicazione statalista/centralista su base regionale.
Se il Risorgimento italiano, con tutti i propri limiti e contraddizioni, (primo tra tutti il modello centralista che allora ha prevalso nel dibattito-scontro con il modello federalista sostenuto da molte delle culture politiche all’origine del Partito Democratico) è riuscito ad essere progetto egemone sull’idea di unità nazionale, la costruzione degli Stati uniti d’Europa deve essere quelle che guida il nostro tempo.

Andrea Ferrazzi
Senatore Partito Democratico

Uno sviluppo cittadino comunale all’interno della Città Metropolitana

Ho letto con molta attenzione l’articolo del Vostro giornale che riportava le considerazione dell’amico Gianfranco Vecchiato sul passato urbanistico della nostra città.
Si tratta di un’analisi giustamente anche severa, di chi ha vissuto sulla propria pelle di Assessore la fatica di passare dai progetti alle realizzazioni, che pur ci sono state.
Mestre in particolare, durante gli anni ’60 e ’70, ha patito uno sviluppo per alcuni versi vergognoso, in cui la crescita urbana ha disegnato una città brutta, che ha distrutto i segni della sua storia. Una città dunque per molti versi da ricostruire secondo i criteri della bellezza, della qualità e del consumo di suolo zero.
In questa direzione non vi è dubbio alcuno che negli ultimi lustri i passi in avanti sono stati notevoli. Ma non basta, ora si tratta di guardare al futuro donando ai mestrini ciò che meritano.
Per far questo serve la capacità di pensare in grande, collocando lo sviluppo cittadino comunale all’interno della Città Metropolitana, alla cui affermazione va dato tutto il nostro impegno in quanto grande occasione di crescita competitiva a livello europeo.
Dopo le scelleratezze emerse sul “Caso Mose”, va ridato lustro e onore alla nostra città ridonandole la capacità di attrarre investimenti qualitativamente eccellenti, sia pubblici che privati, chiarendo una volta per tutte che dovrà essere il Comune a definire visioni, scenari e singoli interventi e a controllarne gli esiti.
Va valorizzato il sistema delle infrastrutture della conoscenza e delle infrastrutture fisiche: porto, aeroporto, reti digitali, centri di ricerca e università.
Nel territorio il così detto Quadrante dovrà essere puramente strumentale alle attività sportive e di divertimento di area metropolitana. L’Aeroterminal, il cui Piano particolareggiato di iniziativa pubblica potrà ora essere lo strumento fondamentale per la sua realizzazione, sarà una straordinaria occasione di collegamento tra laguna e terraferma. Essenziale sarà anche il collegamento ferroviario con l’aeroporto. Alcuni piccoli interventi sulla Linea dei Bivi, sul Bivio Marocco e nelle vicinanze dell’Aeroporto di Treviso consentiranno una integrazione ferroviaria che permetterà ai nostri cittadini di raggiungere il Canova, in 25 minuti da Mestre, il Marco Polo in 12 minuti e il Ronchi dei Legionari in 55 minuti. L’apertura delle fermate di via Olimpia e della Gazzera, adatte sia ai treni del Sfmr che dell’Alta Velocità, consentiranno da un lato un fluidificazione dei treni regionali, dall’altro una sviluppo urbanistico cittadino significativo anche del centro di Mestre.
Si dovrà inoltre lavorare non solo su un Piano urbanistico dei pieni ma anche su un Piano dei vuoti. In tale direzione va portato a compimento quanto previsto per la Nuova stazione di Mestre e per l’ex Umberto I. In tal modo il buco nero di Mestre si trasformerà in un polmone verde da quasi 2 ettari, in un sistema scolastico per la primissima infanzia e per la scuola elementare, in strutture per il rilancio del centro. Va realizzato il Parco Fluviale del Marzenego, sfruttando la Delibera della scorsa amministrazione che in un colpo solo ha ridotto a zero un progetto di cementificazione di 124.000 metri cubi, aprendo la strada alla possibilità di creare uno straordinario asse verde da Zelarino al centro della Città mettendo contemporaneamente in sicurezza il fiume Marzenego. Va potenziato il Chilometro della cultura: Villa Erizzo, Teatro Toniolo, Candiani, M9, Municipio, Villa Querini. Si deve procedere con l’Asse giovani di via Torino, che va dalla nuova sala musica interna al progetto di rigenerazione dell’ex deposito Actv ormai completato, al Forte Marghera passando per il nuovo Polo Universitario. Va unificato il Water front dal Parco di San Giuliano, al Forte Marghera, ai Vega, al Padiglione Aquae. Va potenziata la rete del commercio di Mestre attraverso lo strumento dei Distretti Commerciali cittadini bloccando definitivamente il mostruoso aumento dei centri commerciali nella fascia urbana.
Va inoltre finalmente approvato il Piano delle Acque e vanno realizzati gli interventi pubblici sui corsi d’acqua consortili e la rete fognaria, per la messa in sicurezza idraulica del territorio da affiancare all’invarianza idraulica già imposta agli interventi privati.
A Marghera va proseguita con la rigenerazione della Porta sud, a partire dalle Vaschette, e della Porta nord (via Ulloa), riqualificando l’accesso alla stazione ferroviaria, stazione tram e dove inserire il nuovo Distretto socio sanitario sud per la città.
Per quanto riguarda la Città d’acqua la sfida centrale sta nell’incentivare la residenzialità e la diversificazione delle realtà produttive di valore. A tal fine va bloccata la trasformazione da residenza a ricettivo.
Bisogna inoltre favorire la nascita dello Studentato di Santa Marta così come votato dall’Amministrazione nel 2013, che consentirà l’attivazione di 600 posti per studenti creando un vero campus studentesco di qualità nel cuore di Venezia contribuendo a rigenerare la città. Andrà fatto ogni sforzo per far decollare il Progetto dell’ ex Ospidaletto Ire capace di generare innumerevoli residenze a costo accessibile per i veneziani. Bisognerà trasformare da progetto a realizzazione la rigenerazione dell’ ex Umberto I quale area di nuova residenza e cuore dello sport cittadino. Essenziale sarà lo sviluppo nell’Arsenale di attività che ne esaltino il ruolo di centro di servizi e di produzione per la città, la fruizione pubblica e il completamento dell’acquisizione del compendio demaniale.
Al Lido va proseguito con determinazione il processo di radicale superamento dell’impostazione Commissariale, portando a compimento il Piano di Recupero del Pala cinema e delle aree collegate e usando il modello partecipativo già attivato quale strumento per la crescita futura dell’Isola.
Come dicevo all’inizio, il tutto va inserito nella logica della Città Metropolita, con una urbanistica di territorio diffuso consentita dalla legge 56 del 2014. La nuova Amministrazione Metropolitana, con competenza e vigore, dovrà pensare in modo omogeneo e coordinato le politiche Urbanistiche, integrandole con le politiche infrastrutturali e di sviluppo economico che proprio per essere efficace dovrà essere sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale.

Andrea Ferrazzi