Sblocca riciclo: la maggioranza pentaleghista dice NO. Un duro colpo all’economia circolare.

Sono intervenuto in Aula al Senato, in occasione dell’esame della legge di delgazione europea, per sostenere gli emendamenti e gli ordini del giorno finalizzati allo sblocco dell’industria del riciclo dei rifiuti, respinti dalla maggioranza pentaleghista.
Evocano l’economia circolare e poi le scelte della maggioranza e del governo risultano di segno opposto. Prima nello sblocca cantieri ed ora nella legge di delegazione europea il riciclo dei rifiuti e la trasformazione in prodotto non trova soluzione. Continua il balletto tra Lega e 5Stelle che anche su questo paralizza il paese. Troppe ed onerose le ricadute negative: per l’ambiente, per la salute dei cittadini e per i costi che dovranno affrontare le famiglie e le imprese.
Sarebbe bastato recepire le indicazioni dell’Unione Europea con il pacchetto di direttive in materia di economia circolare pubblicato a giugno dello scorso anno. Lo abbiamo proposto con i nostri emendamenti e con i nostri ordini del giorno in tutti i provvedimenti utili. Non siamo stati ascoltati e in virtù di questa scellerata miopia le imprese non potranno essere immediatamente autorizzate a far lavorare gli impianti in modo tale che dai rifiuti, dopo il necessario trattamento, cessata la qualifica di rifiuto, vengano restituiti prodotti e materiali da reinserire sul mercato.
Senza l’End of Waste avremo dunque più rifiuti in discarica e negli inceneritori con gravi conseguenze ambientali, sociali ed economiche. Peraltro in assenza di impianti di trattamento, le imprese non sapranno a chi rivolgersi e vi è il fondato rischio di alimentare il ruolo funesto della criminalità organizzata in ordine allo smaltimento degli stessi rifiuti.

Di seguito il testo del mio intervento in Aula e il relativo video:

Passiamo alla votazione dell’emendamento 16.400.

FERRAZZI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FERRAZZI (PD). Signor Presidente, sono mesi che stiamo partecipando – diciamolo pure – a un indecente balletto sull’end of waste in questo Parlamento e anche a livello governativo. Ricordo perfettamente quando il ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare Costa, ormai mesi fa, disse che era un tema da affrontare e da risolvere in modo definitivo nel prossimo provvedimento utile. Ebbene, di provvedimenti utili ne sono già passati tre, siamo al quarto e nulla è stato fatto. Era stata comunicata nell’ultimo della serie, nel terzo dall’origine, il cosiddetto decreto sblocca cantieri, la risoluzione integrale della questione; ebbene, tutti gli operatori del settore ci hanno spiegato che se non abbiamo fatto loro del male con questo intervento, poco ci manca; certamente è stato del tutto ininfluente.

Riepilogando, il Consiglio di Stato ha bloccato il rinnovo e le nuove autorizzazioni per tutte le aziende che operano in un settore così delicato e importante per l’economia e per la salute del nostro Paese; ha detto che bisogna adeguare la normativa nazionale: fatelo, facciamolo. A partire da lì siamo fermi al palo. Attenzione, signor Presidente, colleghi, perché stiamo parlando di questioni che hanno a che fare non solamente con l’economia circolare, coi posti di lavoro che si possono creare, con una green economydavvero applicata e non solo chiacchierata; stiamo parlando di questioni che afferiscono alla difesa dell’ambiente, alla salute pubblica e che, se non vengono affrontate, mettono in gioco la criminalità organizzata. Infatti, nelle cronache leggiamo quotidianamente di roghi, di incendi, di capannoni pieni di rifiuti urbani, ma spesso di rifiuti industriali pericolosi. Signor Presidente, se non interveniamo con radicalità su questo tema, non riusciremo a far compiere un minimo passo avanti al nostro Paese, anzi torniamo indietro. Si blocca in tal modo l’economia circolare; si perdono posti di lavoro, qualità della vita, dell’ambiente e la difesa della salute pubblica.

Entrando nel merito della questione, si dice che se la direttiva europea viene lasciata alla totale agibilità delle Regioni crea problemi dal punto di vista della tenuta ambientale. Tuttavia, colleghi, io spero che chi lo sostiene abbia letto il testo, perché la direttiva europea dettaglia caso per caso le tipologie di rifiuto che possono essere considerate prodotto. Anzi, diciamo di più: è esattamente il pieno recepimento dell’articolo 6 della direttiva che configura una condizione nazionale uniforme su tutto il nostro territorio e quindi unitaria della questione di cui stiamo parlando. È l’assenza dell’applicazione della direttiva europea che crea confusione e che anzi sta creando paralisi.

Tuttavia vi è di più, signor Presidente: mentre noi stiamo fermi si determina un impatto negativo sull’ambiente non solo per questioni che ho appena menzionato poc’anzi, ma perché nel momento in cui non si riconosce a determinati rifiuti la categoria di prodotto si è costretti a produrne di nuovi, con tutte le ricadute negative, per esempio dal punto di vista dell’energia consumata. Non bastano i pur necessari decreti attuativi, sbandierati un po’ a casaccio perché il Governo ne ha emanati due su questioni puramente settoriali all’interno delle decine necessarie. Serve una normativa totalmente rinnovata, perché la gestione dei rifiuti non è ferma al 1998, all’ultima normativa nazionale, ma si è evoluta, come si è evoluto il mercato, il consumo e soprattutto la tecnologia, mentre noi siamo fermi al 1998 e da lì non riusciamo assolutamente a muoverci.

Signor Presidente, reputo assolutamente necessario che l’Assemblea del Senato abbia il coraggio e la capacità di intervenire drasticamente.

Come dicevo prima, ci avete provato con la manovra di bilancio: non ci siete riusciti. Ci avete provato col decreto semplificazioni: non ci siete riusciti. Ci avete provato col decreto sblocca cantieri: non ci siete riusciti. Oggi non ci riusciamo. Cosa dobbiamo aspettare per dare risposta a queste aziende? Io vengo dal Veneto, ma questa situazione si verifica dappertutto. Ci sono imprese nei nostri territori nazionali che, al di là di tutte le considerazioni cui ho appena accennato, non sanno dove mettere questi rifiuti. Da una parte, non consentiamo loro di trasformarli in prodotti che avrebbero un’utilità per tutta la Nazione e, dall’altra, l’assenza di impianti e l’assenza di normativa li sta costringendo a tenerseli nei magazzini, con la possibilità per la criminalità organizzata, anche di stampo mafioso, che si sta allargando nel settore, di intrufolarsi. Abbiate il coraggio di smetterla con le baruffe tra lei e i 5 Stelle su questo settore. (Applausi dal Gruppo PD). Dove è scritto che le Regioni non hanno la possibilità di attivare una vera difesa del territorio all’interno di una normativa – appunto l’articolo 6 della direttiva europea – che è chiara e stringente e definisce caso per caso? Abbiate la capacità e il coraggio di superare il balletto indecente della guerra tra il Ministero dell’ambiente e le Regioni e di far fare un passo in avanti al nostro Paese. Questa è l’ultima occasione e cerchiamo di non sprecarla. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell’emendamento 16.400, presentato dal senatore Ferrazzi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva.

Ieri in Senato si è persa l'ennesima occasione per risolvere la questione dell'End of Waste in Italia, situazione che ho denunciato fortemente anche in Aula.Evocano l'economia circolare e poi le scelte della maggioranza e del governo risultano di segno opposto. Prima nello sblocca cantieri ed ora nella legge di delegazione europea il riciclo dei rifiuti e la trasformazione in prodotto non trova soluzione. Continua il balletto tra Lega e 5Stelle che anche su questo paralizza il paese. Troppe ed onerose le ricadute negative: per l'ambiente, per la salute dei cittadini e per i costi che dovranno affrontare le famiglie e le imprese. Sarebbe bastato recepire le indicazioni dell'Unione Europea con il pacchetto di direttive in materia di economia circolare pubblicato a giugno dello scorso anno. Lo abbiamo proposto con i nostri emendamenti e con i nostri ordini del giorno in tutti i provvedimenti utili. Non siamo stati ascoltati e in virtù di questa scellerata miopia le imprese non potranno essere immediatamente autorizzate a far lavorare gli impianti in modo tale che dai rifiuti, dopo il necessario trattamento, cessata la qualifica di rifiuto, vengano restituiti prodotti e materiali da reinserire sul mercato. Senza l'End of Waste avremo dunque più rifiuti in discarica e negli inceneritori con gravi conseguenze ambientali, sociali ed economiche. Peraltro in assenza di impianti di trattamento, le imprese non sapranno a chi rivolgersi e vi è il fondato rischio di alimentare il ruolo funesto della criminalità organizzata in ordine allo smaltimento degli stessi rifiuti.

Pubblicato da Andrea Ferrazzi su Mercoledì 31 luglio 2019

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